Virna Blog

molto semplicemente il blog di Virna. Per sperimentare, raccontare, sfogarmi, confrontarmi.

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lunedì, marzo 26, 2007

Periodo svogliato, senza grandi stimoli. Solite cose da fare niente di exiting all’orizzonte….dopo aver passato un 2006 pieno di emozioni  questo 2007, al momento, è pieno di noia! Non dovrei lamentarmi ma la mia insofferenza alle cose più o meno sempre uguali mi fa vivere il passare del tempo con un po’ di disagio. Non ho nemmeno più voglia di scrivere sul blog……manca un mese al corso di vela….speriamo che mi dia un po’ di emozioni.

Postato da: virna a 26/03/2007 12:32 | link | commenti (9) |
banalita quotidiane

martedì, marzo 20, 2007

oggi potrei dirvi che spesso faccio cose insulse, come le flessioni al mattino alle 6.30, e poi ho male ad alcuni muscoli ormai dimenticati. oppure che ballare fino a tardi, fare sesso e svegliarsi presto per fare le flessioni ed andare al lavoro son cose che ad una certa età si pagano. ed invece vi voglio consigliare un libro che sto leggendo e che mi piace "quando il rosso è nero" un giallo di uno scrittore cinese. premetto che non l'ho ancora finito però sono rimasta affascinata da subito da questo modo di scrivere orientale pieno di citazioni di proverbi, poesie, modi di dire così diversi dai nostri. a quale occidentale verrebbe mai in mente di descrivere la forma di un viso paragonandola ad un seme d'anguria? senza trascurare la descrizione della nuova Cina che, avendone visto un pezzetto di recente, ho riscontrato del tutto realistica, anche se l'autore con nome improponibile, vive in america. da leggere sicuramente.

Postato da: virna a 20/03/2007 15:16 | link | commenti (5) |
recensioni varie, banalita quotidiane

lunedì, marzo 19, 2007

sabato ho fatto la mia prima vera esperienza in barca a vela. gran sole e vento discreto. devo dire che mi sono divertita, nonostante non abbia capito nemmeno la metà delle cose che dicevano e facevano i 2 comandanti. loto hanno tentato di spiegarmi i rudimenti ma......il mio povero cervello non voleva associare termini quali "lascare" o "cazzare" ad altri più elementari quali "lasciare" e "tirare". quando riuscirò a fare queste semplici traduzioni dal linguaggio marinaro a quello normale, sarà tutto più semplice. al momento mi sono procurata un glossario nautico e sto cercando di familiarizzare con quasta terminologia astrusa, poi passeremo alla pratica

Postato da: virna a 19/03/2007 15:20 | link | commenti (7) |
banalita quotidiane

giovedì, marzo 15, 2007

per farvi dormire sonni sereni e soprattutto perchè tengo molto al vostro buon italiano vi informo che la la prestigiosa "Accademia della Crusca" ha decretato che si può usare "Euri" come plurale di Euro. quindi adesso potete sbagliare sapendo di non farlo!

Postato da: virna a 15/03/2007 12:22 | link | commenti (9) |
banalita quotidiane

martedì, marzo 13, 2007

devo dire che non sono una che si stupisce più di tanto, più che altro mi incuriosisco o resto perplessa. ed è questo che è successo quando ho letto che la nuova frontiera dei libri è il "book trailer". la perplessità è una sensazione dovuta vista l'idea di raccontare un libro incuriosendo, per promuoverlo ovviamente, mi pareva un pò balzana. però.........però, in fin dei conti, è divertente e, a modo suo una nuova forma di comunicazione, di arte. un libro in pochi secondi. una nuova versione di reader's digest per pigri e curiosi. per farvi un'idea date un'occhiata qui, qui e qui poi ditemi cosa ne pensate.

Postato da: virna a 13/03/2007 11:26 | link | commenti (7) |
banalita quotidiane

lunedì, marzo 12, 2007

Oggi un po’ cose sparse….

Intanto venerdì pomeriggio, in centro, ho incontrato il vecchio giornalaio. Mi ha chiamata lui…..anche se era in compagnia della moglie. È stato simpatico, un paio di battute e saluti. Continua a fare il giornalaio ma in un’altra zona di Torino.

Sempre venerdì “laboratorio” che io definirei degustazione di 3 torte al cioccolato con abbinati 2 vini e una birra, secondo il proprio gusto. Le torte: torta 900 del canavese , troppo dolce per i miei gusti, data la farcia di crema chantilly che si abbina benissimo con la birra Baladin Noel. La Torta sabauda decisamente più interessante al palato visto la presenza di nocciole e meno dolce. Ottimo abbinamento con il pinot nero chinato. Ultima, anche perché più “pesante” la torta Pistocchi  un vero must per gli appassionati di cioccolata ma una vera mazzata per lo stomaco!. Forse non dovevo mangiare tutta la fettazza che ci hanno dato……l’abbinamento poteva essera con un Porto invecchiato 10 anni ma…..troppo dolce per me. Ho proseguito con ll pinot nero. Ovviamente non ho cenato e sono andata a ballare per smaltire un po’!

 

Come al solito weekend dedicato al cinema: Borat, simpatico e demenziale, mi ha ricordato i divertenti film dei Monty Python. Anche  Black book mi è piaciuto, scorre bene è un bel film d’azione, ambientato in Olanda alla fine delle II° guerra mondiale dove i “cattivi” non sono poi così cattivi e poi Diario di uno scandalo. Film interessante, storia di un’”amicizia” tra due donne vissuta da loro in modo diverso e di uno relazione scandalosa tra un quindicenne e la sua Prof. con una bravissima Judi Dench.

E i libri: “sabotaggio d’amore” di Amelie Nothomb. Mi avevano parlato bene di questa scrittrice ma…..usa un linguaggio aulico per far parlare la sua protagonista, una bambina di sette belga che vive a Pechino. Cattiverie tra bambini…..non mi ha lasciato niente, anzi no, un leggero senso di fastidio…..Nemmeno “le tette di una diciottenne di Etgar Keret mi ha fatto impazziare. Una serie di racconti brevi, un po’ surreali, alcuni riusciti altri meno. Ultimo “tu mia dolce irraggiungibile” della Scopettone, ennesimo caso della detective Laurano. A me questa scrittrice piace anche se i litigi "d’amore”tra la protagonista e la sua compagna di vita, ogni tanto mi risultano indigesti

Postato da: virna a 12/03/2007 13:23 | link | commenti (1) |
recensioni varie, banalita quotidiane

venerdì, marzo 09, 2007

l'aver riottenuto il venerdì corto è proprio una gran figata! pomeriggo free sto arrivando......

Postato da: virna a 09/03/2007 11:56 | link | commenti (5) |
banalita quotidiane

giovedì, marzo 08, 2007

e come disse quel tale…il dado è tratto! Non ho attraversato nessun fiume, però ho appena pagato l’acconto per il corso di vela che farò tra poco più di un mese. La decisione è stata presa inizialmente più per fare contento il mio lui che per mia convinzione, però adesso, vedendo le belle giornate, iniziando ad impratichirmi sulla terribile nomenclatura navale, divertendomi a fare i nodi….la voglia di fare stò corso sta crescendo. Certo che leggere le regole che governano le basi veliche del cvc ho più l’impressione di finire in caserma, e visto che non ho fatto il militare potrebbe essere un’esperienza, che in un posto dove ci si diverte. Staremo a vedere…..

Postato da: virna a 08/03/2007 12:38 | link | commenti (5) |
banalita quotidiane

Elogio dello smarrimento / In viaggio -parte 2

Seconda, e ultima, parte del racconto....

Poi un giorno, uno qualunque, ho conosciuto gli amici di cui ti parlavo prima e poi c’è stato l’ultimo carico. Avevo nascosto la borsa con i mitragliatori vicino ad un cactus San Pedro. Lo so. Era stata una pazzia attraversare la città con quella borsa a tracolla. Ma, dopotutto, era un rischio calcolato. Anche se tutte le vie erano presidiate, difficilmente fermavano un turista per perquisirlo. Ora però viene il bello. Dovevo trovare un passaggio. Impensabile usare l’autobus. Non sarei mai passato indenne dai posti di blocco che controllavano tutti gli accessi alla capitale. Dovevo trovare un’altra soluzione. Entrai di nuovo in città. La periferia non era ancora circondata da baraccopoli come ora, ma non era comunque un posto dove sentirsi tranquilli. Non potevo far esplodere un casino per un semplice tentativo di rapina ai miei danni per quella borsa troppo appariscente e poi non potevo permettermi di farmi ammazzare proprio lì. Fu allora che entrai da Angelita e mi sedetti ad un tavolo vicino alla finestra. Erano passate già due ore e la gente cominciava a guardarmi in modo sospettoso. Angelita no. Aveva intuito che non ero il solito occidentale in cerca di emozioni e che la mia presenza in quel posto poteva anche non essere un caso. Attento com’ero ai movimenti degli avventori, quasi non mi accorgevo del camion di banane che con un rombo e una nuvola di fumo nero si era fermato davanti al locale. L’uomo che entrò era scuro quasi quanto la maglietta nera e sporca che portava arrotolata sui tricipiti tatuati. Attesi che si sedesse e bevesse quei due o tre sorsi che mettono un uomo in condizione di valutare una richiesta con la dovuta considerazione. Mi alzai e andai a sedermi al suo tavolo e senza tanti giri di parole gli chiesi se mi dava un passaggio. Mi guardò con degli occhi piccoli e neri come tutto il resto di lui e poi guardò Angelita che nel frattempo si era avvicinata al nostro tavolo. Lei fece un impercettibile cenno di assenso. Non so perché lo fece. Non mi conosceva. Almeno credo. Non ne sono sicuro. L’uomo nero bevve un altro paio di sorsi di birra ed infine annuì. Gli dissi che andavo a prendere la mia roba e che tornavo subito. Non mi chiese dove mai potessi avere la mia roba, visto che non l’avevo con me e non era ragionevolmente possibile che l’avessi da qualche altra parte. Era già seduto al posto di guida quando arrivai con il mio borsone e il suo sguardo mi seguì con un velo di preoccupazione. Ma non disse nulla. Il deserto di rocce della costa ci accolse con la sua solitudine e la sua straordinaria bellezza. Il sole era tramontato da un pezzo facendo piombare improvvisamente nel buio l’immensa distesa di sabbia. La strada si srotolava veloce davanti alla luce dei fari. Europa? Mi chiese. Sì, risposi con noncuranza. Parli bene lo spagnolo però, aggiunse. Sì, ho un po’ di amici qui. Il mio tono non era invitante. La nostra breve conversazione lo lasciò con un mezzo sorriso aleggiante sulla bocca dura ma non disse più nulla. Il camion divorava la notte con metodica continuità. Ad un tratto in un punto non calcolabile davanti a noi apparve un lampo rosso e blu. Non c’era tempo da perdere. Non potevo più aspettare. Avevo calcolato di chiedergli di nascondere la borsa quando fossimo arrivati più vicino alla zona pericolosa. Ma in quel momento non potevo rischiare un controllo. Lo guardai. Lui mi stava già adocchiando da quando quel lampo rosso e blu aveva destato la mia attenzione. Posso mettere la borsa tra le banane? Annuì lentamente. Fermò il camion e io saltai sul cassone. Era proprio un posto di blocco. L’esercito si stava mobilitando. Ci aveva salvato un autocarro che non si era fermato subito all’alt dei poliziotti. Probabilmente non l’aveva neanche vista la polizia. Si era fermato subito dopo che i militari avevano acceso i lampeggianti per inseguirlo. Da come era ridotto, accasciato sul predellino del suo veicolo, ai poliziotti quel mezzo sfondamento del posto di blocco non era piaciuto per niente. Proseguimmo il viaggio mangiando banane e pensando all’autista che avevamo lasciato nelle grinfie dei militari, fingendo che fosse normale essere pestati per non essersi fermati ad un posto di blocco invisibile, considerando che, tutto sommato, gli era ancora andata bene. Mi portò a casa sua. Mi fece conoscere la moglie. E mi accompagnò fino al confine, dove lui doveva scaricare le banane e io incontrare gli amici. Non so perché te l’ho raccontato, forse solo perché questa storia in fondo fa parte della nostra storia. Si chiamava Stefano ed io per un sacco d’anni, a Natale, gli ho mandato gli auguri di compleanno. Era un modo per ringraziarlo e sentirlo ancora ridere. A dire il vero le ultime cartoline mi sono tornate indietro e così non gli ho più scritto. Poi ho saputo che si era separato dalla moglie. Ora credo che lui sia andato a nord a trasportare petrolio per una multinazionale. Lei è rimasta. Vive vendendo dolci alla fermata degli autobus. Sì, a pensarci, anche per loro questa storia non è finita molto bene. Anche per gli altri. Per tutti gli amici che avevo lì. Ma questa è storia recente. Mi hai detto che ti spettava una spiegazione. Ma quella che ti ho raccontato non è stata una spiegazione. Dopo che ci si è persi, si crede di non dover mai più dare spiegazioni. A nessuno.

Postato da: virna a 08/03/2007 10:32 | link | commenti (1) |
banalita quotidiane

mercoledì, marzo 07, 2007
Elogio dello smarrimento / In viaggio

qualche giorno fa ho parlato del mio amico Toju e del suo bel libro in attesa di editore. visto che Toju, Vittorio per il mondo, mi ha mandato anche un racconto, che è stato pubblicato su l'Indice dell'agosto 2005, ve lo propongo a puntate.

 ...una birra da Angelita, giù al vecchio porto. Angelita è stata una bella donna. Era la più bella di tutto il porto. Nella sua Cantina, la sera, si riunivano i pescatori a raccontarsi delle burrasche, dei mostri marini, delle pescate favolose, delle donne ... Ora Angelita è vecchia e la sua casa è molto più vecchia di lei. Il porto del pesce non esiste più. L’unica memoria è l’immenso pontile che si allunga nell’oceano. Le travi rose dalla salsedine lasciano ampi spazi sotto i piedi che, incerti, avanzano sperando che le assi non cedano. I giganteschi paranchi arrugginiti, servono solo da scenografia ai voli dei gabbiani, cormorani, sule, pellicani, che si sono riappropriati dello spazio; quello di terra, il cielo è sempre stato loro. Ora il pontile è un lungo dito nero puntato sull’orizzonte, utile solo a scaricare i piccoli cesti di pesce che solitari pescatori strappano faticosamente al mare. Angelita a volte esce dal suo caffè. Fa scivolare fuori il corpo rinsecchito e guarda in fondo alla strada. Tutto il mondo alla fine del suo mondo. Il suo sguardo vaga attento nella luce caliginosa del tramonto che avvolge le vecchie case di legno dalle pareti schiodate. Angelita ha un brivido. Si chiude il golfino rosso al collo e lancia un ultimo sguardo miope al fondo della via, poi, rientra nella sua vita.Non so perché ti racconto di Angelita. Forse perché anche lei mi è sembrata persa. Lì in quel posto dismesso. Persa, senza mai uscire dal suo mondo. Persa a poco a poco, insieme alla vecchiaia, alla solitudine che, sempre più spesso è andata a visitare la sua osteria. Trovandosi così bene da non abbandonarla più. La prima volta che mi sono perso, trovare Angelita è stato come una boccata d’aria fresca. E’ stato come ritrovare una vecchia amica. Perché, vedi, la prima volta non mi sono perso così, su due piedi; ho anche cercato di spiegare. Ho lasciato delle tracce. Non è poi così facile perdersi. Ho capito che mi sarei perso il giorno del nostro arrivo. Sì, perché eravamo in due, io e lei. Da quel momento le ho scritto una lettera al giorno.  Le scrivevo mentre dormiva o era uscita o non eravamo insieme per qualche altra ragione. Lei le avrebbe lette tutte al suo ritorno. Le ho scritto come ad una persona troppo vicina. Proprio nel momento in cui eravamo solo noi. Sapevamo entrambi che con la fine del viaggio sarebbe terminata anche una parte della nostra vita. Il viaggio era stato solo una scusa di cui ci eravamo serviti per salutarci. Spedii le lettere di nascosto, durante le sue assenze, in cui pregustavo il veleno della nostra definitiva lontananza. Come nei nostri film, che finivano quando davvero era finita. Due vite che si biforcano. Due sassolini trascinati lontano dalla corrente e modellati dallo stesso fiume in modo diverso. Forse fino a non riconoscersi più. Per me è stato come raccontarle un viaggio che aveva già fatto. Per lei, forse, leggere il suo viaggio con gli occhi di un altro. Un mondo letto in due modi completamente diversi. Due mondi. Le due facce della vita. Sarei curioso di leggere la sua versione, non solo di quel viaggio, ma di tutto il tempo passato e vissuto insieme, ma ora è tardi, troppo tardi.

Postato da: virna a 07/03/2007 11:49 | link | commenti (2) |

martedì, marzo 06, 2007

devo dire in sincera onestà di aver passato dei weekend migliori. Le prospettive erano ottime, blograduno +cioccolatò e una bella domenica al cazzeggio ed invece…….l’annientamento assoluto o quasi. Sarà stata la sbornia non smaltita di mercoledì su giovedì i cui fumi si sono perpetuati fino a venerdì, a poco è servita la tisana di acqua salvia e limone, salvia procurata in questa landa desolata da un collega premuroso e preoccupato, sorbita venerdì mattina. La sera ero in uno stato non identificabile, con sensazioni tra le più differenti che vi risparmio perché persona sensibile. Sarà che a forza di voler sempre fare un sacco di cose, incurante delle poche ore di sonno e dello strapazzo fisico, fisico che ultimamente non vuol più star dietro alla testa che continua ad andare per la sua strada, prima o poi ci si deve fermare. Sarà quel che sarà di certo c’è che sabato ero una larva. Infatti ho dormito tutto il giorno! Non riuscivo a stare sveglia, a pensare, a muovermi. Che disastro!

Postato da: virna a 06/03/2007 11:34 | link | commenti (8) |
banalita quotidiane

venerdì, marzo 02, 2007

questa mattina il percorso per andare al lavoro mi ha offerto una bella varietà di eventi atmosferici. a torino tutto normale. verso rivoli nebbia fitta che non riuscivo quasi a capire dov'ero. proseguendo verso la mitica val susa squarci di sole si alternavano a nuvole basse, verso il fondo della valle il nero più totale. e poi sotto una pioggerellina sottile è apparso il più bel arcobaleno che mi ricordi. l'intensità dei colori sui due lati dell'arco era incredibile. una bella emozione.

Postato da: virna a 02/03/2007 11:15 | link | commenti (7) |
banalita quotidiane